Pompei, echi dalla palestra degli Juvenes

C’è un pensiero costante durante la visita, un pensiero inquietante e palpabile, ma familiare. Così naturale, scontato (eppure ti assicuro che non lo è): la vita continua. Un perenne “memento mori” che sta lì a mementare. Ma lo fa in maniera strana: ti avvisa, ti accusa.
La vita di questi pompeiani vive in eterno intrappolata e custodita nelle espressioni dei loro volti, nelle tensioni dei loro corpi. Il dramma del momento in cui tutto sta per finire, tutto in un fermo immagine. La coppia di innamorati, colta nell’istante del loro ultimo abbraccio. Il venditore di terracotta, chissà che pensava ormai di tutti quei vasi. La vita continua in quelle gengive che urlano disperazione, la vita continua nelle pieghe costrette dei loro abiti. La vita del genio che ha progettato le strisce pedonali continua a esistere nei nostri passi, mentre attraversiamo la strada che dalla casa del panettiere giunge alla Palestra degli Juvenes.
Eccoli, li vedo: hanno la mia stessa età. Nel posto esatto in cui scatto, una ragazza aspetta che il suo ragazzo termini l’allenamento. Si racconteranno le loro vite, mangeranno una fetta di pizza, sogneranno le emozionanti avventure che il futuro ha un serbo per loro. Sorridono. E poi?
(Pompei, agosto 2019)


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