Innanzitutto,
un po’ di musica
Ok, ora possiamo iniziare.
Cos’è echiacontatto in 5 punti
1. L’origine: lo sguardo
Da bambina mi divertivo a leggere qualsiasi cosa – le insegne dei negozi, i cartelli stradali, le vie, le scritte sui camion. Mi affascinava il fatto che un insieme di segni potesse trasformarsi in un’immagine nella mente.
Col tempo ho scoperto che succedeva anche il contrario, che un’immagine poteva raccontare una storia (o storie diverse). Ho scoperto anche che una melodia poteva viaggiare nel tempo e nello spazio. In verità, che qualsiasi segno era in potenza capace di dire qualcosa.
Ogni cosa riecheggiava la propria storia, ma allo stesso tempo doveva entrare in contatto con altro perché questa divenisse chiaramente leggibile.
Da allora continuo a fare la stessa cosa: cerco connessioni, raccolgo tracce, metto in relazione linguaggi diversi. Per capire meglio il mondo e, forse, anche me stessa.

Tracce
2. Ogni segno dice molto più di ciò che sembra
Il primo amore: la musica. Con lei sento da sempre un legame viscerale. Più di ogni altra forma espressiva, mi ricorda ogni giorno quanto senso, ritmo ed emozione possano convivere nello stesso linguaggio.
Studiare le lingue, in parallelo, mi ha insegnato che nessuna parola vive davvero da sola. Ognuna porta con sé le tracce di chi l’ha pronunciata, dei luoghi che ha attraversato, delle persone che l’hanno trasformata nel tempo.
Poi è arrivata la fotografia, che mi ha insegnato che anche le immagini parlano. Solo che richiedono uno sguardo diverso.
Ho iniziato così a capire che ogni linguaggio illumina qualcosa che gli altri, da soli, non riescono a mostrare. Ogni linguaggio ha qualcosa di unico da offrire ed è proprio nell’incontro fra parole, immagini, musica, persone e luoghi che nascono le connessioni più interessanti. È da questo sguardo che nasce echiacontatto.
3. e-kia-kon’tat-to
La scelta del nome non è solo semantica, è anche sonora. Così suona come una piccola frase musicale che, a tamburo battente, ci guida nell’esplorazione senza farci perdere la bussola. Gli echi delle storie del mondo ci inducono a continuare il viaggio, con il giusto sguardo e nonostante le avversità.
Ho voluto scrivere l’espressione echi a contatto con le parole legate fra loro in modo che dall’unione degli elementi emergesse una parola nuova, capace di rappresentare esso stesso il concetto e processo fondante che sta alla base del progetto: ogni cosa non è mai solo la somma di ciò che la compone, bensì la fusione delle sue parti dà vita a qualcosa di nuovo.
4. Un laboratorio di risonanze
Lo chiamo così perché è uno spazio dove le cose smettono di esistere isolate. Una parola imparata quasi per caso, una melodia che, anni dopo, è in grado di riportarci nello stesso luogo. Un dettaglio che sembrava insignificante, all’improvviso, diventa l’innesco che svela un capolavoro. Le risonanze nascono proprio qui: nell’incontro fra elementi che, messi in relazione, acquistano un significato nuovo.
Vuole essere uno spazio in continua evoluzione dove traduzione, scrittura e progetti creativi diventano modi diversi per la ricerca di senso. Non per trovare risposte definitive, ma per continuare a fare domande migliori.
È un laboratorio perché è vivo. Cresce con le esperienze che lo attraversano, cambia insieme a chi lo abita e rimane aperto a nuove domande, nuovi incontri e nuove collaborazioni.

Trame
5. Come era nel principio: siamo tutti echi a contatto
Viviamo in un tempo che ci chiede di guardare in fretta, di semplificare, di fermarci alla superficie, di andare veloci.
Io sento il bisogno di continuare a fare il contrario: di immergermi in profondità, di soffermarmi su chi e cosa incontro sul mio cammino, di cercare ciò che tiene insieme invece di ciò che separa.
Alla fine, echiacontatto nasce da un principio molto semplice: nulla esiste da solo. Ogni persona, ogni parola, ogni luogo, ogni opera, ogni gesto porta con sé le tracce di ciò che l’ha preceduto e che continua, a sua volta, a lasciare tracce. Siamo fatti di incontri, influenze, memorie e trasformazioni. In questo senso, siamo tutti echi a contatto. Organismi vivi che riecheggiano il proprio percorso e continuano a trasformarsi entrando in relazione con gli altri.
Questo laboratorio nasce per esercitare un particolare tipo di sguardo su ciò che ci circonda. Per imparare a riconoscere le connessioni che ci attraversano e a leggere il mondo come una trama di relazioni, non come una somma di elementi separati. Nella vita serve senso, ritmo, colore. Soprattutto, serve imparare a leggere fra le righe, proprio perché siamo tutti molto più di ciò che riusciamo ad esprimere. Molto prima che esistesse echiacontatto, era questo il modo in cui guardavo il mondo. E alla stessa maniera voglio continuare ad amarlo e viverlo ogni giorno.
Creare è vivere due volte.
Albert Camus
