Sono qui oggi a presentarvi la Voce del Portogallo. Signore e signori, la celebre fadista Amália Rodrigues, non la prima ma certamente la più conosciuta.
Questo testo canta il sentimento tanto temuto e tanto amato dai traduttori che lavorano col portoghese: la saudade. Impalpabile, intraducibile, inafferrabile. D’altro canto, le immagini che il testo della canzone suscita riescono a trasmettere le sfumature che compongono l’essenza di questo stato d’animo. Che tra l’altro somigliano molto ad alcuni concetti e dimensioni emotive che fanno parte della nostra cultura – ma questa è un’altra storia.
Devo ammettere che la canzone è più insidiosa di quanto non appaia a una prima lettura. Sembra semplice: frasi corte e lessico non appartenente a un registro linguistico particolarmente alto, eppure… ascolta. Oltre alle rime – già di per sé difficili da rendere in italiano senza modificare talvolta la struttura del segmento originale, o optare per rime imperfette, ma a volte neppure quelle -, ascolta ad esempio come suonano cupi e gravi i primi versi: questo grazie a una circonvoluzione di allitterazioni dato dalla ripetizione del fonema [u], che in questo caso si è rivelato molto (forse troppo) insidioso da replicare in italiano.
Per non parlare dello schema di rime (ABAB ABAB CDCD CDCD […]): mentre la morfologia portoghese permette di sbizzarrirsi maggiormente in tal senso, in italiano la sfida risulta più complessa. Nella mia traduzione questa geometria si perde perché ho scelto di dare rilievo all’aspetto musicale e veicolare nel modo corretto la saudade di Amália. Tradurre implica innanzitutto assunzione di responsabilità. E a volte non puoi salvare tutto, devi scegliere.
La mia versione italiana intende, quindi, riservare particolare attenzione innanzitutto all’aspetto della singability (cantabilità). Come richiede un testo destinato ad essere cantato (e non letto, non recitato), il verso tradotto risulta effettivamente cantabile, tanto nella velocità dei singoli versi, quanto nel rapporto vocali-note.
L’altra priorità doveva essere, a mio avviso, quella di preservare l’area semantica della letra, il testo d’origine, concedendosi certamente qualche libertà nell’adattamento, dove il contesto di destinazione lo richiedesse (come nel caso della rimozione delle trindades1), senza però mai perdere di vista l’obiettivo primario di salvaguardare il carattere “frammentario” della regia che la canzone volente o no visivamente trasmette all’ascoltatore. Questa infatti è costruita come una sequenza di immagini del quotidiano che, l’una dopo l’altra, la fadista canta struggendosi in questo disperato cordoglio.
Mestiere amaro, quello della traduzione del testo per musica.
Eppure, quando inizi, non vorresti più fare altro.
[1] Il locale di cui si parla è Os Amigos da Severa, nel quartiere Mouraria di Lisbona.
Letras: Fado menor, Amália Rodrigues | Proposta di traduzione a fronte
“Os meus olhos são dois círios
Dando luz triste ao meu rosto
Os meus olhos são dois círios
Dando luz triste ao meu rosto
Marcado pelos martírios
Da saudade e do desgosto
Marcado pelos martírios
Da saudade e do desgosto
Quando oiço bater trindades
E a tarde já vai no fim
Quando oiço bater trindades
E a tarde já vai no fim
Eu peço às tuas saudades
Um padre nosso por mim
Eu peço às tuas saudades
Um padre nosso por mim
Mas não sabes fazer preces
Não tens saudade nem pranto
Mas não sabes fazer preces
Não tens saudade nem pranto
Por que é que tu me aborreces
Por que é que eu te quero tanto
Por que é que tu me aborreces
Por que é que eu te quero tanto
És para meu desespero
Como as nuvens que andam altas
És para meu desespero
Como as nuvens que andam altas
Todos os dias te espero
Todos os dias me faltas
Todos os dias te espero
Todos os dias me faltas”
La luce dei miei occhi
Dona tristezza al mio viso
La luce dei miei occhi
Dona tristezza al mio viso
Graffiato dai martiri
Di malinconia e cordoglio
Graffiato dai martiri
Di malinconia e cordoglio
Quando sento le campane1
E il giorno è al calare del sole
Quando sento le campane
E il giorno è al calare del sole
Intono alla tua mancanza
Un padre nostro per me
Intono alla tua mancanza
Un padre nostro per me
Ma tu non sai pregare
Non ti manco, non piangi per me
Ma tu non sai pregare
Non ti manco, non piangi per me
Mi chiedo perché ti detesto
Perché ti amo così tanto
Mi chiedo perché ti detesto
Perché ti amo così tanto
Tu sei per il mio tormento
Come le nuvole alte
Tu sei per il mio tormento
Come le nuvole alte
Ti aspetto tutta la vita
Tutti i miei giorni mi manchi
Ti aspetto tutta la vita
Tutti i miei giorni mi manchi
[1] Trindades: questa espressione indica i rintocchi delle campane che segnano l’ora dell’angelus (dizionario Houaiss: hora em que se executa o Ângelus), preghiera in onore della Vergine Maria (come ringraziamento per il mistero dell’Incarnazione). L’ora dell’Angelus, chiamata per l’appunto anche Toque das trindades, con rintocchi periodici delle campane in precisi momenti della giornata, ricorda e rievoca ai cristiani il momento dell’Annunciazione.

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