Ciao! Inauguro il mio portfolio con questo testo, che segna un po’ la fine e al tempo stesso l’inizio del mio percorso. Questo, infatti, è stato uno degli ultimi lavori consegnati al termine del mio anno Erasmus, che se ti capiterà di leggere le intro agli altri progetti di traduzione letteraria presentati su questo portfolio scoprirai essere l’anno di svolta per il mio percorso universitario, quello che mi ha permesso di approfondire e consolidare la mia competenza nelle pratiche traduttive.
Ci tenevo, per questa occasione, a presentare un lavoro che avesse per protagoniste entrambe le mie lingue di studio il francese e il portoghese. Normalmente non mi proporrei come traduttrice verso una lingua che non sia la mia lingua madre. D’altro canto, per la struttura stessa del programma Erasmus, quell’anno è stata una palestra anche in questo senso, perché ho seguito corsi che non prevedevano l’italiano come lingua di lavoro, quindi io come gli altri studenti lavoravo con portoghese e francese o con francese e inglese. Per questo motivo ho pensato si coronare questa importante esperienza proponendo un lavoro di traduzione in cui il mio mondo fa da ponte fra le due realtà in cui nel corso di quell’anno mi sono immersa.
Qualche informazione legata al testo: l’autore, António Emílio Leite Couto, meglio conosciuto come Mia Couto, è uno scrittore mozambicano. È considerato fra i più celebri scrittori dell’Africa lusofona e credo che, anche solo leggendo questo breve estratto, se ne possa cogliere il motivo. Mia scrive per metafore, raccontando la vita con una brutale dolcezza che non può non che coinvolgere e appassionare.
Questo artigiano impregna la sua parola della forza vitale della natura, della vita e della morte. La narrazione di Mia Couto poeticamente compone un’armonia musicale meravigliosa in grado di accende nel lettore quella stessa forza vitale presente nella sua opera.
Bando alle ciance. Buona lettura!
Se ti andasse di fammi sapere cosa ne pensi, ti leggo con piacere: puoi scrivere nei commenti o altrove (in fondo alla pagina tutti i contatti, così puoi scegliere il canale che più preferisci).
Perché compare Spotify?
Ci sono lettori a cui piace leggere ascoltando musica. A questo proposito, ho deciso di comporre una playlist dedicata all’occasione.
Si tratta in questo caso di brani strumentali.
Clicca qui per scoprire tutte le altre playlist.
Estratto originale | Proposta di traduzione
“Deus já foi mulher. Antes de se exilar para longe da sua criação e quando ainda não se chamava Nungu, o atual Senhor do Universo parecia-se com todas as mães deste mundo. Nesse outro tempo, falávamos a mesma língua dos mares, da terra e dos céus. O meu avô diz que esse reinado há muito que morreu. Mas resta, algures dentro de nós, memória dessa época longínqua. Sobrevivem ilusões e certezas que, na nossa aldeia de Kulumani, são passadas de geração em geração. Todos sabemos, por exemplo, que o céu ainda não está acabado. São as mulheres que, desde há milénios, vão tecendo esse infinito véu. Quando os seus ventres se arredondam, uma porção de céu fica acrescentada. Ao inverso, quando perdem um filho, esse pedaço de firmamento volta a definhar.
Talvez por essa razão a minha mãe, Hanifa Assulua, não tenha parado de contemplar as nuvens durante o enterro da sua filha mais velha. A minha irmã, Silência, foi a última vítima dos leões que, desde há algumas semanas, atormentam a nossa povoação.
Porque [ela] morreu desfigurada, deitaram o que lhe sobrava de corpo sobre o lado esquerdo, com a cabeça virada para o Nascente e o pés virados para Sul. Durante a cerimónia, a mãe parecia dançar: vezes sem conta ela se inclinou sobre um cântaro feito por suas próprias mãos. Aspergiu água sobre a terra em volta que, depois, calcou com ambos os pés, com o mesmo embalo de quem semeia.”
Dieu fut jadis une femme. Avant de s’exiler loin de sa création, et alors qu’il ne s’appelait pas encore Nungu, l’actuel Seigneur de l’Univers ressemblait à toutes les mères de ce monde. À cette époque, nous parlions la même langue que celle des mers, de la terre et des cieux. Mon grand-père dit que ce règne mourut il y a déjà longtemps. Mais il reste, quelque part dans notre mémoire, le souvenir de cette époque lointaine. Survivent des illusions et des certitudes qui, dans notre hameau de Kulumani, se transmettent de génération en génération. Nous savons tous, par exemple, que le ciel demeure encore inachevé. Ce sont les femmes qui, depuis des millénaires, tissent ce voile infini. Quand leurs ventres s’arrondissent, un autre morceau de ciel naît. Au contraire, quand elles perdent un fils, ce morceau de firmament va mourir à nouveau.
C’est peut-être pour cette raison que ma mère, Hanifa Assulua, n’a pas cessé d’observer les nuages pendant l’enterrement de sa fille aînée. Ma sœur, Silência, fut la dernière victime des lions qui, depuis quelques semaines, affligent notre peuple.
Comme elle mourut défigurée, on coucha ce qui restait de son corps sur le côté gauche, la tête orientée au levant et les pieds tournés vers le sud. Pendant la cérémonie, la mère semblait danser : elle se pencha d’innombrables fois sur une cruche faite de ses propres mains. Tout autour, elle aspergea d’eau la terre qu’elle tassa ensuite avec les deux pieds, du même élan de celui qui sème.
Estratto originale pubblicato in Couto, M. (2012), A confissão da leoa, Lisboa: Caminho. p. 15, 16
In onore di nonna Maria. Boa sorte. Te amo.
Lascia un commento