Día de muertos, Halloween, Ognissanti, Giorno dei Morti… come sono collegati?
Il 2 novembre si celebra la commemorazione dei defunti. Oggi ridiamo, piangiamo, ricordiamo chi non c’è più. Per qualche ragione, però, la mia mente si ostina a non associare questa ricorrenza al 2 di novembre: la prima associazione, infatti, pensando al giorno dei morti è al 31 ottobre. Questa, però, in realtà è la data in cui si festeggia un’altra festa molto popolare – nata in USA, ma ormai diffusa anche in Italia: Halloween. Perché la mia mente fa questa assicuazione? Conoscendomi, è molto probabile che la mia mente non accetti che tale ricorrenza nella pratica non sia considerata un giorno festivo. Approfondiamo.
Il giorno in cui convenzionalmente si festeggia Ognissanti (1 novembre) è celebrato, da noi, come giorno festivo, mentre quello in cui ricordiamo i nostri cari scomparsi non lo è. A prescindere dal fatto che non sia certo necessaria l’istituzione di un giorno dedicato a ricordare i cari defunti, è attraverso il confronto con la festa dei Santi, formalmente istituita, che la mia mente non accetta questo fatto. Ma è sempre stato così? Pare che nel 1998 Sant’Odilone di Cluny stabilì che il 2 novembre nel suo monastero si celebrasse il giorno di tutti i fedeli Defunti. Quindi, a quanto pare, in principio era addirittura celebrazione religiosa. Chissà poi cos’è andato storto. Chissà qual’è stato il momento in cui, da festa considerata così importante da essere celebrata come festività religiosa, si è deciso di non tradurla in festività civile nazionale, come è stato per altre. Misteri della fede. Quel che più mi colpisce è che, come dimostrano le incisioni rupestri della Val Camonica, si attesta che l’origine del Giorno dei Morti risalga addirittura alla preistoria. La commemorazione dei defunti, dunque è molto più antica di quanto normalmente pensiamo.
Passiamo all’altra: Halloween si celebra il 31 ottobre. A proposito di tale celebrazione, Treccani riporta: “Nei paesi anglosassoni, denominazione (da All Hallow[s’ ] Eve «vigilia di tutti i santi») dedicata alla sera che precede il 1° novembre e che costituisce un’occasione di festa, soprattutto per i bambini. Halloween trae origine dalle tradizioni pre-cristiane dell’Europa celtica, in particolare da quelle legate alle Isole Britanniche, dove il 31 ottobre corrispondeva al giorno della fine dell’estate ma anche, secondo una credenza popolare, al momento in cui, a partire dalla sera e per tutta la notte, le anime dei morti tornavano sulla terra, accompagnate da streghe, demoni e fantasmi. Testimonianze di quest’ultimo dettaglio rimangono i travestimenti tipici con cui i bambini sono soliti girare di casa in casa chiedendo dolci e monetine.” (“Halloween”, su treccani.it).
Ok, allappello dunque abbiamo: Halloween (31 ottobre) che, nonostante sia percepita oggi da molte persone forse più come una specie di carnevale all’americana, ha origini celtiche ormai forse dimenticate (?); Ognissanti (1 novembre), celebrazione risalente ai primi secoli di vita del Cristianesimo; la commemorazione dei Defunti (2 novembre), di cui sopra si è compreso quanto siano antiche le origini. Non ne manca una? Ma sì, dai, ci hanno fatto anche un film d’animazione: la musica latina, fiori e maschere, i cappelli messicani. Esatto, quella lì!
Non stupirà il fatto che il Cattolicesimo abbia costituito parte attiva anche nell’istituzione dell’attuale Día de los Muertos: in America Latina, l’incontro fra il Vecchio Mondo e il Nuovo Mondo favorì la mescolanza delle tradizioni mesoamericane (precolombiane e non) con quelle cattoliche, motivo per cui la famosissima festività messicana che grazie al film Coco ha su di sé i riflettori puntati, non cade più in agosto, come accadeva in origine secondo il calendario azteco, bensì fra il 28 ottobre e il 2 novembre. Quest’esplorazione mi ha portata a comprendere quanto dietro a una festività ci siano in realà tutto un mondo, anzi più mondi, da scoprire: i riti associati a ciascuna cultura sono talvolta diversissimi, talaltra presentano assonanze, caratteri simili, connessioni. Come nel caso della costruzione dell’emblematico altare del Día de los Muertos: questa pratica era in auge anche ai tempi degli aztechi. O come l’elemento del diluvio (che si guadagnerà un approfondimento in un post dedicato), simbolicamente importante per diversi (tutti?) i popoli antichi.
Ricorrenze come queste mostrano continuità fra passato e presente, fra il mondo odierno e un mondo primitivo che in questo giorno speciale non è poi così distante da noi, né nello spazio, né tantomeno nel tempo, come non lo sono (forse) i nostri cari – che fisicamente mancano troppo e da troppo tempo, ma che rivivono in ogni pensiero che a loro dedichiamo. In fondo non è poi così importante focalizzarsi sul fatto che possano esistere certe disparità le feste nazionali. I riti, in fondo, subiscono variazioni, come ogni fenomeno sociale, e la storia ci insegna che certe dinamiche (di potere) autorizzano e muovono secondo propri criteri. Ripercorrere la loro storia, però, può far luce su legami invisibili che fino a ieri non vedevamo, ma che oggi possono permetterci di viaggiare attraverso porte anche molto lontane.

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